Rota

Orologio artigianale in legno, decorato da abili artigiani e dipinto, dunque, esclusivamente a mano. Attraverso lo stile siciliano, evidenziato soprattutto dai colori e dai soggetti, si coglie allo stesso tempo l’occasione di diffondere la sicilianità nel mondo.

Quest’opera rappresenta precisamente la ruota (rota) del carretto, ossia una delle parti più importanti e complesse del tipico carretto siciliano, precisamente composta da mozzo (mozzu), raggi (iammozzi), curve e cerchione (ciccu).

La storia del carretto identificativo della cultura siciliana risale al governo borbonico, che nel 1830 si preoccupa di aprire strade di grande comunicazione, le “regie trazzere”, e la più importante delle quali collegò Palermo a Catania, passando per Enna. Si rese necessario, in particolare, costruire un mezzo capace di attraversare queste strade impervie ed ampie, piene di salite ripidissime e curve a gomito, soggette a frane ed anche ricche di fossi. A causa della difficoltà di percorrenza di queste “trazzere”, la struttura del carretto fu realizzata ad hoc con ruote molto alte, per potere superare gli ostacoli.

I carretti siciliani catturarono l’attenzione di molti viaggiatori, tra questi Guy de Maupassant, che li definì “rebus che camminano”. Quando lo scrittore francese sbarcò a Palermo nel 1885 fu colpito prima di tutto specialmente da questo mezzo di trasporto dal quale non riusciva a distogliere lo sguardo. Rimase incantato, affascinato ed entusiasta delle pitture vivaci che contrassegnavano i carretti, appollaiati in alto su ruote gialle e decorati con pitture semplici e curiose. In genere, l’arrivo di un carretto era annunciato dal tintinnio di campanacci e spesso accompagnato dal canto del carrettiere.

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